Pensiero creativo contro pensiero strategico
Chi si occupa di creatività pensa che sia una questione di vita o di morte nella comunicazione, che sia vitale come i colori lo sono per l’arcobaleno.
Chi si occupa invece di strategia pensa che sia l’arco a tenere in piedi i colori.
Che sia il disegno strategico della curva a rendere riconoscibile l’arcobaleno.
Sono due pensieri che si contendono la paternità di una creazione.
In realtà, è una partita che, anche se è iniziata, non può finire perché nessuno dei due è definitivo: entrambi i pensieri nascono senza qualcosa che l’altro aggiunge.
In realtà l’arco è importante, purché non sia sempre il solito arco, ma cambi il suo tratto in base al contesto dove applicare quella strategia.
E a ben guardare anche l’assembramento di colori è necessario, ma solo se si presenta agli occhi di tutti ordinato e in fila secondo la disciplina coordinata dell’immagine.
Perché capita a volte di vedere marche troppo grigie nell’aspetto perché il pensiero strategico non ha saputo aspettare i tempi lunghi del pensiero creativo.
E altre volte accade di conoscere marche così eccentriche nel proporsi da risultare fuori luogo ovunque tu le metta perché senza una direzione e un posizionamento anche una marca non sa dove andare.
La marca che funziona è sì quella capace di entrare nella testa delle persone, ma prima chi la crea deve mettere la testa dentro la marca.
Lo può fare con una combinazione di pensieri – quello creativo e quello strategico – che misurati nella dose – a volte prevale l’uno, altre volte prevale l’altro – contribuiscono a costruire una marca sempre distintiva nel mercato e del tutto posizionata nella propria identità.
Continua a seguire la stella #smarcati nel suo viaggio tra i pensieri sulla marca.