Persone - Smarcati

Voci da leggere

La Stella Polare di
Lorenzo Marini

Siamo in tanti nel mondo della comunicazione ad avere seguito in questi anni la stella di Lorenzo Marini.
Ogni volta che appariva all’orizzonte tanti di noi alzavano lo sguardo per mettersi alla stessa altezza delle sue creazioni. Per osservare e studiare l’originalità sempre illuminata dei suoi lavori. Una campagna pubblicitaria, uno spot televisivo, un catalogo, ma negli ultimi anni anche libri da lui scritti e mostre d’arte da lui firmate. Una delle voci più autorevoli della pubblicità in Italia tutta da leggere nel libro Smarcati.

L'angelo custode di
Francesco Morace

Una marca è sì costruita per stare nella società, ma con una persona di fiducia al suo fianco.
Qualcuno che sia sempre presente là dove la marca manifesta la sua presenza e in ogni istante della sua esistenza. Ne va della sua credibilità: affidarla a un angelo custode è il modo più sicuro di non perderla.
Per questo abbiamo affidato alla voce di Francesco Morace il compito di raccontarci perché una marca dovrebbe avere un proprio angelo.
Francesco Morace è sociologo e saggista: custode di conoscenze sulla marca come pochi in Italia.
Ogni libro sulla marca dovrebbe averne uno.

I Capostipiti di
Franco Achilli

Se un lavoro diventa un mestiere è perché ha superato l’esame del tempo.
La competenza nel saperlo fare si raggiunge dopo avere messo un bel po’ di esperienza alle spalle.
Così, un professionista si afferma nel proprio campo come la prima impronta. Seguire le impronte lasciate dai lavori di Franco Achilli è come risalire un percorso che porta al capostipite di un mestiere. Con il suo timbro di voce chiaro Franco Achilli ci racconta in Smarcati perché una marca deve avere un capostipite.

La geografia nelle paole di
Andrea Ingrosso

Per chi si occupa di scrivere contenuti, i continenti delle pagine sono spazi da attraversare una riga dopo l’altra. E per un copywriter raccontare le marche delle aziende è uno stato interessante da abitare ogni giorno. Soprattutto se la sua scrittura dimostra di possedere in ogni frase la cittadinanza della lingua. Questa cittadinanza Andrea Ingrosso ce l’ha e in Smarcati ci spiega come un’azienda sia una geografia di storie e perché una marca dovrebbe iniziare a raccontarle.

In mezzo all’audience di
Mick Odelli

Una marca sa stare nella società se è capace di stare in mezzo alle parole. E se sa stare in mezzo alle proprie parole allora quella marca ha un’audience. Mick Odelli è un experience designer che invita le aziende ad ascoltare la propria audience, a metterla al centro della marca. Un’audience ancora non ce l’ha, ma Smarcati sa stare in mezzo alle parole della marca e tra le voci di chi nel libro ha voluto raccontarla. Mick è uno di loro e ti invitiamo ad acquistare il libro per leggere la sua intervista.

L’azzurro di copertina e la maglia azzurra di Aldo Serena, Andrea Zorzi, Riccardo Pittis e Alessandro Ballan

Il libro Smarcati veste l’azzurro in copertina. Aldo Serena, Andrea Zorzi, Riccardo Pittis e Alessandro Ballan l’hanno indossato nella loro carriera. Con quella maglia addosso hanno vinto partite, alzato coppe, tagliato per primi il traguardo e sono diventati campioni del mondo. L’azzurro della Nazionale è la marca più importante per un atleta professionista. A loro abbiamo chiesto che cosa significa portarla e che cosa vuol dire smarcarsi nello sport.

Nella tavolozza di
Riccardo Falcinelli

Giocarsi la carta dei colori sul grande tavolo della comunicazione è diventato sempre di più un esercizio da veri esperti. Soprattutto se l’esperienza è quella colorata dalla tavolozza di Riccardo Falcinelli. Dalla sua superficie i colori diventano possibili combinazioni per interpretare la realtà. Nel mondo della marca il colore orienta come una bussola, mette ordine nello spazio come un architetto, cambia i punti di vista come la forza di una storia, seduce gli sguardi come un fenomeno della natura. Più che spettacolare diventa spettacolore.

L'apertura all'emozione di
Gaetano Grizzanti

L’emozione apre porte destinate a rimanere chiuse senza quell’irripetibile momento di vitalità. Tra marca e persone il legame si fa più stretto con l’emozione. Se vuoi accorciare le distanze sono gli attimi di emozione che devi allungare quel tanto che basta per aggiungere pezzo di vita in più alla marca. Un’emozione fa la differenza. Gaetano Grizzanti è advisor e designer: in Smarcati ci racconta l’importanza di questo valore aggiunto che non può mancare nella costruzione di una marca.

La sostenibilità allargata di
Federico Rossi

Da come è vista da molti, la sostenibilità sembra diventata una moda del momento da seguire e non il modo del nostro tempo da costruire. Sostenibile è allora la marca costruita proprio per cambiare quel punto di vista. Capace di allargarlo dal perimetro dell’azienda ai confini del sistema-azienda. Come esperto di sostenibilità e di marketing, Federico Rossi si batte da alcuni anni per questo allargamento. Da molto tempo ormai lo chiede la Terra, da alcuni anni lo impongono le norme: tra poco inizierà a richiederlo anche la nostra coscienza.

La marca che respira di
Mario Moretti Polegato

I buchi nelle scarpe sono come le marche: bisogna saperli fare. Se guardiamo bene quanto grande è diventata la marca Geox nel mondo, possiamo dire che Mario Moretti Polegato i buchi nelle scarpe li sa fare. Fare respirare i piedi nelle scarpe mentre si cammina è diventato il suo obiettivo quando si è trovato a dovere fare respirare i suoi durante un viaggio negli Stati Uniti. Da quel giorno è riuscito non solo a fare respirare i piedi di tutti, ma anche a dare un respiro alla marca che ha costruito. Nell’intervista pubblicata in Smarcati ci ha spiegato come.

Dentro le foto di
Giovanni Gastel

I suoi scatti sono immagini che escono dalla fotografia. Per come sono fatti, da fuori si riconoscono come suoi lavori. Ma dentro ci troviamo il discorso della marca e così, in colpo di sguardo, ci ritroviamo nel mondo di Giovanni Gastel. Le sue sono fotografie che parlano e per questo fanno la differenza ogni volta che si sommano nella successione di un book o di un catalogo. Per farlo ha bisogno di più informazioni possibili: la fotografia diventa la loro sintesi nella composizione dell’inquadratura. Tra l’occhio di un fotografo e l’occhio dell’obiettivo ci sarà sempre come modello da seguire lo sguardo di Giovanni Gastel.

Nella contemporaneità di
Giampaolo Colletti

La marca, oltre a trovare una forma negli spazi dove si mette in mostra, si ritaglia anche una propria forma nel tempo che vive. Oggi la marca trova un posizionamento non solo nei mezzi, ma anche nella contemporaneità. In un tempo molto vicino al passato e molto prossimo al futuro. Tra questi confini stretti trova posizione la marca, tra quello che è appena accaduto e quello che potrà a breve accadere. Nella contemporaneità del Sole 24 Ore Giampaolo Colletti scrive di questi spazi temporali dove la marca riflette il tempo che vive nel discorso che ogni giorno fa. In contemporanea, lo ha raccontato anche a noi, in Smarcati.

I punti cardinali di
Maria Angela Polesana

La marca si costruisce con più punti cardinali che si riposizionano tra passato, presente e futuro e tra società, economia e social media. Ogni tempo ha il suo medium che lo caratterizza e ogni medium prima o dopo è destinato a fare il suo tempo. Ma in tempi così digitali e rivolti al futuro per costruire una marca bisogna anche guardare al passato e tornare a fare le ricerche che si realizzavano una volta: le analisi situazionali per studiare il proprio contesto. È uno dei punti cardinali affrontati dalla Professoressa Maria Angela Polesana nella sua intervista in Smarcati.

Illustrazioni in stile
Francesco Poroli

Nella sua esposizione quotidiana in società una marca deve essere capace di illustrare il proprio discorso con più mezzi di comunicazione. L’illustrazione è quello tra i più sofisticati perché oltre a una mano, bisogna avere mano. Perché in quel lavoro a cinque dita raccolte attorno allo strumento del segno c’è tutto il mestiere messo sul foglio per fare chiarezza sui particolari del discorso. Non è una questione di impronta digitale, ma di tratto distintivo. Quello di Francesco Poroli lo riconosciamo in testate nazionali e internazionali, dal Sole 24 Ore al New York Times Magazine.

Lo scavo nella roccia di
Francesco Sordi

L’acqua è un designer formidabile. Tra precipitazioni e correnti dà forma alle superfici dove cade o nei corsi dove scorre. Lo sa bene la roccia che acquista il proprio aspetto visivo grazie ai passaggi dell’acqua in forma di gocce o di flussi. Lo stato solido prende forma dallo stato liquido. Accade anche nella comunicazione delle aziende e dei prodotti. Lo stato di un marchio prende forma dallo stato della marca. Con precisione e con regolarità, come una goccia che scava la roccia. E come ci ha raccontato Francesco Sordi nelle pagine di Smarcati.

Lo spirito di
Valentina Pisano

Una marca che funziona è una marca che esprime lo spirito del proprio tempo. Quell’atmosfera di valori e contenuti che la società ogni giorno anima e che un’azienda sa trasformare a proprio vantaggio per poi esporsi e rendersi riconoscibile. Valentina Pisano è International Marketing Manager del Gruppo Montenegro. Lì, 40 erbe aromatiche formano un gusto unico e inconfondibile. E altrettante scelte strategiche formano il sapore vero di una marca.

Una marca in forma
Marc Sadler

Ci sono nomi di marche che sono diventati parole comuni, così popolari all’orecchio da diventare parole di categoria. E poi ci sono forme di prodotto che sono diventate così famigliari ai nostri occhi, così riconoscibili al nostro sguardo da diventare delle rappresentazioni visive di una marca. È accaduto per lo scarpone da sci Caber, per la lampada Mite di Foscarini e per il paraschiena Dainese. Sono prodotti che in comune hanno la mano che li ha disegnati tra quelle linee e l’intuizione che li ha pensati in quelle forme. È la forma che diventa sostanza, una sostanza di marca. La marca di Marc Sadler.

I territori di marca per
Graziano Giacani

Azienda che vai, paese che scopri in quella terra di mezzo chiamata marca. Il suo filo del discorso sa percorrere un territorio in ogni suo angolo. Orienta il consumatore tra tradizioni e artigianalità, tra saperi che sfidano il tempo e prodotti irripetibili in ogni altro angolo della Terra. La marca così si fa portavoce di un territorio intero e nelle piattaforme digitali lo diffonde nel mondo. Dalla globalizzazione alla localizzazione della marca, in un’inversione che Graziano Giacani ci ha raccontato nel libro Smarcati.

Nel nome dell'isola
Bob Liuzzo

Rispetto all’oceano ogni isola appare piccola. A renderla grande può essere solo il lavoro di chi ci abita. Più o meno accade la stessa cosa alle marche. Nelle acque sterminate della comunicazione sembrano tutte piccole. Poi inizi a frequentarle, ad ascoltare il loro discorso tra l’arrivo di un’onda e l’altra e ti fai un’idea più precisa delle marche che vivono nella comunità dell’arcipelago e di quelle che vestono il nome isola fino in fondo. Bob Liuzzo è il nome proprio di un’isola nelle acque mosse della marca. All’Istituto Europeo di Design dove insegna, gli studenti che frequentano le sue lezioni sanno che è un approdo sicuro in materia di graphic design.

I punti di accensione di
Patrizia Musso

È una questione di accensione la marca, soprattutto nei suoi punti luce più illuminanti. Se una parte di noi si accende perché ci è venuto in mente qualcosa, allora lì, in quel punto, la marca funziona. Un segno, un colore, un suono, un jingle, una foto e tutto si ricompone nell’identità di una marca. Evocare è il suo mestiere, la sua vocazione. La stessa vocazione che deve avere chi fa il mestiere per costruirla. Che – come sostiene in Smarcati la professoressa Patrizia Musso – deve essere un punto fisso per autorevolezza. Un architetto della comunicazione che sa dove mettere i punti luce per accendere la marca.

Sulla linea di
Giulio Rodolfo

Si continua a parlare di sartorialità, di tailor made, di prodotti su misura, ma poi ci si affida alla standardizzazione delle macchine, ai bracci ripetitivi dei robot, alla globalizzazione degli algoritmi. Accade al prodotto come alla marca. Si parla tanto di distintività, di unicità, di rilevanza, ma poi ci si affida sempre ai meme, all’instant marketing, allo storytelling senza un filo di storia. C’è una nuova linea che separa la marca che frequenta i luoghi comuni e la marca che si smarca per seguire l’originalità del proprio discorso. È quella che premia Giulio Rodolfo con la stella di Mediastars.